Membro SLP e AMP, AME

Il titolo di questo Convegno è certamente molto esigente, chiede interpretazioni esemplari. Una richiesta più moderata potrebbe essere quella di fornire esempi d’interpretazione che hanno avuto effetti. Ciascun analista può senz’altro presentare un’interpretazione che ha avuto effetti. Parlare di interpretazione esemplare è diverso, perché non si tratta semplicemente di produrre un esempio, ma di offrire qualcosa che possa fungere da esempio, ed è un compito che può intimidire anche l’analista più esperto.

Per procedere con cautela, iniziamo prendendo la questione per il verso contrario, quello delle interpretazioni che non hanno avuto effetti. Può capitare, nella pratica, di proporre interpretazioni alla quali il paziente risponde in modo vagamente possibilista, come dire: “Sarà, dottore, se lo dice lei”. Sono le interpretazioni che cadono a vuoto. Nella logica della cura dell’ego Psychology si direbbe che queste interpretazioni sono accolte con scetticismo, o sono rifiutate, perché ci si è imbattuti in una resistenza. Il passo successivo, viene allora detto, è quello di interpretare la resistenza. La sequenza classica per la direzione della cura nell’ego Psychology è: prima interpretazione delle resistenze, poi interpretazione del materiale. Ma la resistenza è interpretabile? La risposta di Lacan è ironica: la resistenza ai resistenti. Ovvero, se l’interpretazione non è andata a segno vuol dire che non era il momento giusto. Inutile insistere. E interpretare la resistenza vuol dire proprio insistere, perché nell’’ego Psychology la posizione all’analista è definita come quella di scienziato dell’inconscio, quindi non supposto sapere, ma depositario di un sapere accertato. Se il paziente non accetta questo sapere si tratta allora di spingere  perché capisca alla fine dove sta la verità.

Dal nostro punto di vista dobbiamo invece considerare che l’interpretazione è strettamente legata al momento giusto, al kairos, quella figura che l’iconologia greca rappresentava con un solo capello in fronte, perché avanza correndo e bisogna afferrarla per quel capello, altrimenti scappa via.

Abbiamo anche esempi nobili di interpretazioni andate a vuoto, esempi che ci vengono da Freud, con Dora, con la giovane omosessuale. Sono analisi fuori-transfert, analisi di giovani donne spinte dai padri verso il dottore-che-aggiusta-le-teste perché rimetta le figlie a posto. Lacan d’altra parte ha ben messo in risalto cosa è necessario procedere nella sequenza che propone ne La direzione della cura: rettifica soggettiva, sviluppo del transfert, interpretazione. Non c’è interpretazione possibile se non c’è preliminarmente sviluppo del transfert.

Sappiamo quindi innanzi tutto che affinché ci sia un’interpretazione, non solo esemplare, ma qualsiasi interpretazione, è prevista la condizione del transfert. Che però non basta, perché, abbiamo visto, deve anche cadere al momento giusto.

Detto questo possiamo considerare due esempi possibili di interpretazione. La prima è quella classica, dove si produce quel che gli anglosassoni chiamano insight, un’apertura di senso, una illuminazione improvvisa, una luce che scopre un panorama prima invisibile. Ci possono essere momenti così in un’analisi. Sono momenti in cui cose che prima non avevano senso prendono senso. Si producono più spesso nei momenti iniziali dell’analisi, nella cosiddetta “luna di miele” analitica, quando le cose sembrano procedere con il vento che gonfia le vele. Questo tipo di interpretazioni sono quelle che concatenano S1 con S2, e che vanno nello stesso senso in cui interpreta l’inconscio. Jacques-Alain Miller ha ben mostrato come l’inconscio sia il primo interprete, quel che mette in moto il dinamismo significante in un discorso che però si identifica con il discorso del padrone: S1 si allaccia a S2 e dà luogo a $ con il resto di a.

Qui siamo nella prospettiva dell’interpretazione infinita, andiamo nella direzione di nutrire di senso l’inconscio, e l’inconscio ne è sempre più affamato, è come la voragine di Marco Curzio, che nulla poteva riempire.

Senz’altro ci sono momenti dell’analisi in cui interpretazioni così hanno una funzione, aprono una via, ma non sono tutta la storia, perché abbiamo imparato che c’è un altro tipo di interpretazione: è quella che sconnette S1 da S2, che spacca la linea della catena significante, che isola un significante, che non si rivolge al suo senso ma lo prende nella sua peculiarità, nel suo valore di puro significante, facendolo affiorare come segno di godimento. A questo non si arriva a vele spiegate, come nell’altro esempio di interpretazione, le si ottiene piuttosto con un lungo lavoro, lo si incontra in momenti rari, che possono, questi sì, essere esemplari nel corso di un’analisi. Forse è questo il tipo di esemplarità che dovremmo cercare: quella interna a un percorso analitico che ne mostra lo schema essenziale, che ne riassume lo sviluppo in una formula, in un’epure, come dice Lacan, un piantina, come la piantina di un appartamento. Potrebbe essere questo un modo di pensare l’esemplarità: l’epure, lo schema essenziale, la storia ridotta all’osso, quell’osso di un’analisi di cui ci ha parlato a suo tempo Miller.